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Tradizione bandistica
Quella di Conversano si fa risalire agli Acquaviva d'Aragona,
potenti signori fedelissimi al Viceré di Napoli che fecero
ampio ricorso alle fanfare, prime artigianali bande, piazzate in testa
al loro esercito.
Notizie più certe si attestano alla data del 1811, quando si
costituì un primo gruppo di musicisti che poi, nel 1832, si
trasformò in un'istituzione stabile e non più "provvisoria
ed avventizia".
A guidarla il maestro di cappella Vitantonio Lavolpe, già autore
di inni giacobini durante la rivoluzione napoletana del 1799.
Nell'Ottocento
a Conversano, insieme alla banda municipale, si affermò anche
una discreta scuola musicale, fucina di una cultura bandistica sempre
viva e appassionata, alimentata dai celebri concerti della domenica
nella Villa Garibaldi.
Dopo le traversie dell'epoca fascista - in
cui peraltro si distinsero la figura nobilissima del maestro Franco
Galeoni e del geniale e raffinato Giuseppe Piantoni - la banda di
Conversano ritrova proprio con Piantoni (Rimini 1890 - Conversano
1950) stabilità e prestigio.
A lui si devono stagioni concertistiche esaltanti in tutte le piazze
del Sud e brani musicali ormai entrati nella leggenda, come le marce
sinfoniche "Vita pugliese" e "Medea" o le composizioni
"I Mietitori" e "L'amore che torna" oppure i cosiddetti
pot-pourri "Rossiniana", "Verdiana" e "Belliniana",
collages di opere dei maestri del melodramma italiano trascritti per
banda.
Dopo Piantoni, altre grandi bacchette hanno onorato la bicentenaria
tradizione bandistica conversanese, da Marincola a Lufrano, da Marmino
a Centofanti, da Rossiello a Ligonzo, con unanimi consensi e riconoscimenti.
“Gioacchino Ligonzo” (Bari 1910 – 1992), è considerato uno dei più grandi maestri di banda del XX secolo. Direttore a Noci, Mesagne, Conversano, Squinzano, Mandria, Ceglie Messapica, e Francavilla Fontana. Ha chiuso la carriera proprio a Conversano nominando suo erede spirituale Angelo Schirinzi. |
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