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DIRETTORE da 4 SOLDI
Maggio 1992. Eravamo a Conversano, io, il maestro Ligonzo e Vincenzo
Ciliberti. In una pausa fra un pezzo e l'altro, il maestro sentenziò:
"Dopo che sarò morto io, vedrete che cosa succederà.
Quanti maestri da quattro soldi si faranno sotto, e quanti organizzatori
senza scrupoli. Ora non hanno il coraggio di uscire allo scoperto,
perché ci sono ancora io. Ma quando me ne sarò andato
Vedrete che succederà".
Cataldo Valerio
Bitonto
IL CONSOLE LA BANDA E
Si è sfiorato l'incidente diplomatico a Conversano, nel Barese,
lo scorso 26 maggio, in occasione del match inaugurale della World
League 2000 di pallavolo (trofeo vinto poi dall'Italia a Rotterdam)
tra la Nazionale azzurra e la Jugoslavia. Tutta colpa di una trascrizione
musicale. Pochi minuti prima dell'ingresso delle squadre in campo,
il console capo della sede di Bari della Federazione Jugoslava, Dragan
Mraovic, ospite d'onore in tribuna vip, ha voluto sincerarsi di persona
se la banda incaricata di eseguire l'inno nazionale jugoslavo fosse
pronta.
Il
maestro Angelo Schirinzi, direttore della Grande Orchestra di Fiati
"G. Ligonzo" Città di Conversano, ha mostrato
la partitura al console, trascritta per banda sulla base di una copia
fornita dallo stesso consolato tre settimane prima.
Il console Mraovic, che non conosce la musica, è sbiancato
in volto quando ha letto il titolo dello spartito: "Inno sloveno".
"Ma noi siamo la Jugoslavia, non la Slovenia", ha
detto imprecando in slavo. In un attimo, il parterre è diventato
incandescente.
Il sindaco Bonasora ha chiesto spiegazioni ai suoi collaboratori che
avevano tenuto i contatti col consolato, Mraovic ha minacciato di
ritirare la squadra, il presidente della Fipav Magri già dava
disposizioni per cancellare l'esibizione degli inni nazionali.
Il giallo è durato cinque lunghissimi minuti, fino a quando
- davanti agli spogliatoi e nell'eccitazione generale - non veniva
eseguito al clarinetto il motivo dell'inno incriminato.
"E' l'inno jugoslavo, è l'inno jugoslavo, grazie a
Dio", ha confermato il console Mraovic. Respiro di sollievo
per tutti, strette di mano e pacche sulle spalle.
Era accaduto che il trascrittore dell'inno, Mimmo Morea, dovendo dargli
un titolo, si era ispirato alle parole del testo, tutte in slavo per
la verità, ma una riconoscibile e ricorrente, "slovenska,
slovenska", che in realtà significa in serbo-croato
"slavo" e che per Morea era diventata invece "sloveno".
Da qui il titolo "Inno sloveno". La "Ligonzo"
ha eseguito poco dopo i due inni nazionali, Mraovic si è
scusato e complimentato con Schirinzi: "Avete davvero una bella
banda, l'esecuzione è stata perfetta".
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